La siccità che sta interessando la Lombardia non colpisce soltanto il comparto risicolo, ma coinvolge l’intero sistema agricolo regionale, con effetti differenti a seconda delle colture e delle filiere produttive. Se da un lato la gestione della risorsa idrica ha permesso di limitare i danni più immediati, dall’altro il protrarsi dell’assenza di piogge e delle elevate temperature rischia di compromettere produzioni, qualità e redditività delle aziende agricole.

Cerealicoltura: il mais è la coltura più esposta
Tra i comparti maggiormente penalizzati figura la cerealicoltura, in particolare il mais, coltura strategica per la Lombardia sia sotto il profilo alimentare sia come base per l’alimentazione animale. Il mese di agosto coincide con una delle fasi più delicate del ciclo produttivo e una riduzione delle disponibilità irrigue può determinare cali produttivi significativi, con conseguenze sulla qualità delle granaglie e dei trinciati destinati agli allevamenti.
Anche le coltivazioni di soia e sorgo, pur mostrando una maggiore resistenza rispetto al mais, stanno risentendo dello stress idrico, soprattutto nei terreni più leggeri e nelle aree dove le disponibilità irrigue sono già contingentate.
Zootecnia: doppia emergenza tra foraggi e benessere animale
Gli effetti della siccità si riflettono direttamente anche sulla zootecnia, settore nel quale la Lombardia rappresenta il principale polo produttivo nazionale per il latte e una delle realtà più importanti per la carne bovina e suinicola.
La riduzione delle rese di mais e foraggi rischia infatti di aumentare il costo dell’alimentazione degli animali, costringendo molte aziende a ricorrere maggiormente agli acquisti sul mercato. A questo si aggiunge lo stress da caldo che interessa bovini, suini e avicoli, con una diminuzione della produzione di latte, un peggioramento degli indici di accrescimento e maggiori costi energetici per il raffrescamento delle stalle.
Per molte aziende zootecniche si tratta quindi di una doppia criticità: meno disponibilità di alimenti aziendali e costi di produzione in aumento.
Florovivaismo: cresce il costo dell’acqua
Anche il comparto florovivaistico, particolarmente sviluppato nelle province di Monza e Brianza, Como e Varese risente della scarsità idrica.
Le aziende vivaistiche, che necessitano di irrigazioni frequenti per garantire gli standard qualitativi delle piante ornamentali, stanno aumentando il ricorso a sistemi di irrigazione di precisione e al recupero delle acque meteoriche. Tuttavia, laddove le risorse idriche risultano limitate, cresce il rischio di perdite qualitative e commerciali, soprattutto per le produzioni destinate ai mercati esteri.
Risicoltura: resta il comparto più vulnerabile
Il riso continua a rappresentare la coltura più esposta. La Lombardia coltiva circa il 40% del riso italiano e dipende in larga parte dall’acqua proveniente dal Lago Maggiore e dal sistema del Ticino. Le ridotte disponibilità idriche stanno imponendo una gestione estremamente attenta dei turni irrigui, proprio nella fase in cui le risaie necessitano ancora di apporti costanti.
L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha evidenziato come il primo raccolto sia stato salvato grazie al lavoro congiunto di Regione, Consorzi di bonifica e gestori dei laghi, ma ha anche sottolineato che “non c’è grande prospettiva per il mese di agosto”, lasciando intendere che il finale della stagione irrigua sarà particolarmente complesso.
Servono interventi strutturali
La crisi del 2026 conferma come la siccità non possa più essere considerata un fenomeno eccezionale. Per l’agricoltura lombarda diventa indispensabile accelerare gli investimenti in nuovi bacini di accumulo, ammodernamento delle reti irrigue, digitalizzazione della gestione dell’acqua e tecniche agronomiche capaci di ridurre i consumi senza compromettere la produttività.
L’obiettivo non è soltanto superare l’emergenza di questa estate, ma costruire un sistema agricolo più resiliente, in grado di affrontare una disponibilità idrica sempre più variabile. Per una realtà come la Lombardia, dove agricoltura, allevamento e industria agroalimentare rappresentano un pilastro dell’economia regionale, la gestione dell’acqua è ormai una delle principali sfide strategiche dei prossimi anni.