Parco Agricolo Sud MilanoDonne in Campo Cia: il polmone verde della città metropolitana ha bisogno di tornare a essere diretto da persona competente che valorizzi il lavoro degli agricoltori e della società civile

Nominato il Direttore del Parco Agricolo Sud Milano: si potrebbe pensare che si tratti di una buona notizia, dopo dirigenze intermittenti, a scavalco o ad interim. E invece gli entusiasmi si fermano non appena si passa in rassegna il profilo del nuovo dirigente apicale: ingegnere civile, esperto di manutenzioni stradali, manutenzione degli stabili e sicurezza sul lavoro. Ottima persona, con una lunga esperienza negli uffici provinciali, peccato che il suo curriculum non evidenzi competenze utili a gestire un parco agricolo: nessuna esperienza nel settore aree protette, in materia urbanistica, zero su biodiversità o agricoltura.

Niente di nuovo dunque: avevamo già visto, con le precedenti amministrazioni, direttori del Parco esperti di marketing, di moda o laureati in economia. Anche la Città Metropolitana si allinea all’orientamento che, con brevi eccezioni, dura da molti anni di faticosa e poco proficua gestione del parco che dovrebbe rappresentarne il fiore all’occhiello, un orientamento riassumibile nell’adagio programmatico “indebolire la struttura tecnica, lasciare andare il Parco alla deriva”.

La decisione è stata presa da Città Metropolitana ignorando il ruolo del Consiglio Direttivo che invece, a norma di regolamento, è l’organo che dovrebbe fare la proposta di nomina. E anche i ventiquattro membri del Consiglio Metropolitano sono stati espropriati del loro potere di nomina del Direttore, avvenuta con semplice decreto monocratico sottoscritto dal Sindaco Metropolitano, nell’indifferenza della disposizione (Legge Regionale n. 16/2007, art. 159) che definisce la procedura per l’individuazione di figure così centrali nella governance dell’area protetta. E pensare che nel recente passato la Città Metropolitana ha combattuto una strenua battaglia per mantenere il Parco Sud sotto il proprio controllo diretto: come si può pretendere di amministrare il parco di cintura più grande d’Europa gestendo in questo modo la scelta dei suoi tecnici?

Inevitabile la delusione delle associazioni ambientaliste, che ora chiedono all’ente metropolitano di rivedere la decisione, e che stanno valutando con i propri legali l’opportunità di impugnare il decreto di nomina, alla luce dei forti dubbi di legittimità della procedura. “Si tratta di una decisione difficile, ma non possiamo fare a meno di manifestare tutto il nostro sconcerto per una decisione che non è di mera gestione interna: la carenza di figure competenti alla guida di un’area protetta che racchiude la gran parte del territorio agricolo della città metropolitana rappresenta un serio elemento di vulnerabilità per un ente chiamato a confrontarsi con impegnative sfide di tenuta e sviluppo territoriale”