Le esternalità economiche positive dell’agricoltura per ambiente e territori non sono considerate, così come gli alti costi di produzione come energia e costo del lavoro. A rischio aumento il prezzo del cibo.

La cultura della sostenibilità comprende anche vantaggi indiretti, che sarebbe utile far entrare nelle contabilità pubblica. Le esternalità economiche positive dell’agricoltura, come il mantenimento e la manutenzione del paesaggio, dei beni comuni acqua, aria, e terra non sono mai calcolati, ma ad ogni evento meteorologico estremo, purtroppo, costano.

A mettere sotto accusa gli incentivi per il gasolio agricolo, 800 milioni di euro su scala nazionale, è l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, diretto da Carlo Cottarelli, che usa il “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli 2017” del Ministero dell’Ambiente.

L’Ocpi suggerisce una rimodulazione di questa parte della spesa pubblica, per trovare una parte della copertura economica necessaria per evitare l’aumento dell’Iva nella prossima legge di Stabilità.

“Da sempre gli agricoltori,  ha dichiarato il presidente di Cia Milano Paolo Maccazzola,  sono i custodi dei beni comuni beni comuni acqua, aria, terra e paesaggio, un ruolo non riconosciuto, ma importante. E’ ora di calcolarlo e riconoscercelo, come si fa in altri paesi europei adiacenti al nostro.

Speriamo che il nuovo governo faccia propria questa cultura della sostenibilità, ne avremo anche vantaggi economici. La rimodulazione degli sgravi sul gasolio agricolo non può essere una delle priorità, penalizzerebbe le imprese più deboli, quelle piccole e medie dei territori più complicati come quelli di montagna e collina, i più fragili e da presidiare. Il tutto senza contare che spesso i costi di produzione agricola non sono coperti dai ricavi, proprio per l’energia ad alto prezzo e il costo del lavoro.

Toccare gli incentivi sul gasolio porterebbe a un aumento del prezzo del cibo, o a incrementare i sistemi di sfruttamento del mondo agricolo come le aste a doppio prezzo, che l’Unione Europea ha già vietato”.