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Lombardia, aree idonee per le rinnovabili: “Va tutelato il suolo agricolo, attenzione alle speculazioni”

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13 Mag

Dopo il via libera del Consiglio Regionale al PDL 175, Cia Centro Lombardia lancia l’allarme sul consumo di suolo tra Milano e Lodi: a rischio 8.000 ettari di terreni e stop alle “aziende di facciata” nate per speculare sull’energia.

Lombardia, aree idonee per le rinnovabili


Milano, 13 mag.  – A seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Regionale della Lombardia del Progetto di Legge n. 175 sulle “Aree Idonee” per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, Cia Centro Lombardia esprime una posizione di forte cautela e criticità, ribadendo la necessità di tutelare la vocazione produttiva dei terreni agricoli milanesi e lodigiani.

Sebbene l’organizzazione riconosca la centralità della transizione energetica e degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, l’attuale impostazione del provvedimento solleva serie preoccupazioni per la tenuta del sistema rurale. La normativa fissa un limite massimo dello 0,8% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) regionale destinabile agli impianti, il che si traduce in una potenziale perdita di circa 7.750-8.000 ettari di terra produttiva.

Il Presidente di Cia Centro Lombardia, Amedeo Cattaneo, interviene nel merito della delibera sottolineando il rischio di un conflitto tra produzione energetica e sovranità alimentare: “La transizione energetica è un obiettivo che condividiamo, ma non può avvenire a scapito della nostra capacità produttiva. Destinare quasi 8.000 ettari di suolo agricolo agli impianti a terra rappresenta una sottrazione significativa di terreno in un territorio, come il nostro, già pesantemente soffocato dalla pressione urbanistica e infrastrutturale. Il suolo agricolo deve restare prioritario: non possiamo permettere che logiche speculative alterino il mercato agricolo locale.”

Cattaneo solleva inoltre dubbi sulla reale compatibilità del cosiddetto “agrivoltaico” con le pratiche agricole tradizionali. “Siamo scettici sull’assunto che questi impianti garantiscano la continuità dell’attività agricola. Le attuali configurazioni tecnologiche, con altezze medie spesso limitate a 1,5 metri, impediscono l’uso ordinario dei macchinari e compromettono la gestione agronomica delle aziende. Di fatto, si tratta di una sottrazione di superficie che indebolisce le nostre filiere di qualità.”

Il Presidente di Cia Centro Lombardia lancia poi un monito contro il fenomeno delle speculazioni: “Chiediamo controlli rigorosi e garanzie reali, non possiamo tollerare che nascano, come purtroppo già accaduto, ‘aziende agricole di facciata’ che non hanno alcun interesse per la terra e intendono solo speculare sull’installazione di impianti energetici.”  

“È indispensabile un confronto costante con le organizzazioni agricole per evitare che la transizione energetica si trasformi in un fattore di indebolimento per chi, ogni giorno, lavora per garantire cibo e tutela del territorio.”, conclude Amedeo Cattaneo.

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