La Cia commenta i dati diffusi oggi dall’Istat: “Le quotazioni sui campi spesso non coprono neppure i costi di produzione e crescono le difficoltà del settore primario. E’ necessario riconoscere il ruolo centrale della componente agricola e trasferirle le variazioni positive che si registrano al consumo”.

A gennaio il carrello della spesa alimentare diminuisce dello 0,2% congiunturale mentre, su base annua, si allinea all’andamento generale dell’inflazione (+0,4%), per effetto soprattutto del calo dei prezzi dei prodotti non trasformati che, rispetto al mese di dicembre, cedono mezzo punto percentuale e a livello tendenziale subiscono un brusco rallentamento della crescita (+0,6% da +2,3%). In particolare, a influenzare la dinamica, sono stati i listini alla vendita degli ortaggi che hanno mostrato un andamento decrescente sia nell’ultimo mese (-2%) sia rispetto al mese di gennaio 2015 (-2,7%). È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi della Cia-Agricoltori Italiani sulla base delle ultime rilevazioni sui prezzi al consumo diffuse oggi dall’Istat.

“Nonostante su base mensile siano diminuiti (ha commentato il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino) in chiave tendenziale i prezzi al consumo dei beni alimentari continuano a salire, mentre quelli all’origine corrisposti agli agricoltori hanno perso solo a dicembre il 2,5% e spesso non coprono più nemmeno i costi di produzione. La situazione di difficoltà che sta interessando il settore primario è ormai sempre più diffusa, tanto da essere stata certificata anche dall’Europa durante l’ultimo Consiglio Ue dei ministri dell’Agricoltura”.

Ecco perché “è necessario procedere al riequilibrio dei rapporti di filiera (ha evidenziato Scanavino) al fine di riconoscere il ruolo centrale della componente agricola e di trasferire su di questa le variazioni positive che si registrano nella fase al consumo”.