Nutrire la Città che CambiaIl progetto nutrire la città che cambia è stato pensato all’interno del contesto cittadino di una grande metropoli come Milano per andare incontro alle richieste alimentari dei tanti migranti, provenienti da diversi paesi del mondo vicini e lontani, che vivono in questa città.

Gli obiettivi di questo progetto sono stati:

  • Promozione dell’integrazione e collaborazione nel rispetto delle tradizioni alimentari e culturali

  • Promozione sociale

  • Offerta di opportunità economiche

  • Riduzione dell’impatto ambientale, produzione di ortaggi esotici a km zero

  • Favorire la cooperazione internazionale.

Il progetto, iniziato nel 2013, è arrivato quest’anno alla sua terza ed ultima annualità. Il terzo anno del progetto, avviato agli inizi di Aprile 2015, si concluderà con il convegno “Diritto al cibo, diritto alle tradizioni alimentari, sostenibilità” il 27 Novembre 2015.

Nei primi due anni del progetto è stata acquisita esperienza in termini di conoscenza dei prodotti, approvvigionamento dei semi certificati, tecniche e condizioni colturali.

Scopo di quest’ultima annualità, invece, è stato quello di verificare la possibilità di produrre sul nostro territorio, vegetali esotici freschi, propri delle tradizioni alimentari delle comunità di origine straniera immigrate nel nostro Paese.

Tale iniziativa è stata realizzata dalla Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), in collaborazione con Associazione Solidarietà e Sviluppo (ASeS), il contributo di Fondazione Cariplo e il coordinamento scientifico del gruppo di ricerca del prof. Stefano Bocchi dell’Università Statale di Milano.

 

Gli ortaggi esotici coltivati durante la stagione primaverile-estiva di questa terza annualità sono:

Al progetto Nutrire la città che cambia hanno aderito nove aziende dell’hinterland milanese:

Oltre a queste aziende agricole, la coltivazione di alcuni degli ortaggi esotici sopra citati, è stata seguita anche dall’insegnate Maria Patanè della scuola elementare del Parco Trotter in Via Padova a Milano, e dall’OrtoComune del quartiere di Niguarda.

Le  sementi degli ortaggi esotici coltivati, sono state reperite presso la società East-West Seed per tutti gli ortaggi esotici tranne per i peperoncini (ajì amarillo e rocoto) e il camote, acquistati presso il mercato ortofrutticolo di Piazza XVII Maggio a Milano, e la quinoa,  varietà Titicaca, fornita dal professor Stefano Bocchi.

Ogni azienda ha coltivato solo alcuni degli ortaggi esotici, scelti fra i dieci proposti loro a seconda dei propri interessi. Nella tabella di seguito sono riportate le combinazioni ortaggi esotici – aziende.
















































ORTAGGI ESOTICI AZIENDA
Ampalaya Az. Agr. Corbari,

Az. Agr. Cascina Fraschina,

Coop. Sociale I Germogli,

Agriturismo La Forestina,

Az. Agr. Villa Licia,

Agriturismo Cultural Didattico Il Murnee

Okra Az. Agr. Anni,

Az. Agr. La natura in casa,

Az. Agr. Corbari,

Az. Agr. Cascina Fraschina,

Az. Agr. Villa Licia,

Agriturismo Cultural Didattico Il Murnee

Camote Az. Agr. Corbari,

Az. Agr. Cascina Fraschina,

Agriturismo La Forestina,

Ajì amarillo Coop. Sociale I Germogli,

Agriturismo La Forestina,

Rocoto Az. Agr. Cascina Fraschina,
Cilantro Az. Agr. Corbari,

Az. Agr. Villa Licia

Melanzana africana Az. Agr. Anni,

Az. Agr. La natura in casa,

Az. Agr. Corbari,

Az. Agr. Cascina Fraschina,

Coop. Sociale I Germogli,

Agriturismo La Forestina,

Agriturismo Cultural Didattico Il Murnee

Daikon Az. Agr. Cascina Fraschina
Quinoa Az. Agr. Podere Monticelli
Kangkong Az. Agr. Anni,

Az. Agr. Corbari,

Agriturismo Cultural Didattico Il Murnee


 

I semi sono stati consegnati alle aziende nel mese di Aprile 2015 e le coltivazioni sono state seguite con la consulenza tecnica di  Antonio Corbari, imprenditore agricolo con esperienza pluriennale nel campo dell’orticoltura biologica e della coltivazione di ortaggi esotici, insieme a Marta Guarise, giovane borsista interna all’Università Statale di Milano, che si è occupata della parte scientifica, della raccolta dei dati, della rendicontazione del progetto, del collegamento tra i produttori e gli organizzatori.

 

I primi ortaggi sono stati raccolti a Luglio 2015, come nel caso del cilantro e dell’okra. I raccolti sono proseguiti per tutto Agosto e Settembre 2015, mese nel quale sono stati raccolti gli ultimi frutti.

Ogni agricoltore ha poi provveduto da solo alla vendita, direttamente in azienda o in mercati cittadini, degli ortaggi esotici ottenuti.

 

Nella scuola elementare del Parco Trotter e nell’Agriturismo Cultural Didattico Il Murnee, gli ortaggi esotici sono stati coltivati a scopo didattico. E’ stato mostrato ai bambini e ai ragazzi come coltivare ortaggi che provengono da luoghi anche molto lontani ma che fanno parte della tradizione alimentare di persone che oggi vivono in Italia, vicino a noi.

 

All’OrtoComune di Niguarda, la coltivazione di okra, quinoa, melanzana africana, camote e cilantro,  ha permesso di conseguire uno degli obiettivi fondamentali di Nutrire la città che cambia: la promozione dell’integrazione e  la collaborazione nel rispetto delle tradizioni alimentari e culturali. In questo contesto, infatti, la coltivazione di sei degli ortaggi esotici seguiti dal progetto è stata condotta attivamente da un giovane agricoltore africano originario del Mali.

 

Ad ogni azienda agricola è stato chiesto di compilare una scheda colturale per ciascun ortaggio esotico coltivato.

La scheda colturale richiedeva la compilazione dei seguenti dati:

  • Semina (data di semina, modalità, quantità seminata, sesto d’impianto impiegato)

  • Tecniche colturali (preparazione del letto di semina, concimazioni, irrigazioni, gestione delle malerbe, altre lavorazioni effettuate)

  • Produzione (kg ottenuti)

  • Data di inizio e fine della raccolta

  • Osservazioni finali

I dati raccolti sono serviti a creare schede colturali dettagliate per tre degli ortaggi coltivati, quinoa, ampalaya e okra, e per determinare quali di questi ortaggi si sono adattati meglio alle condizioni pedoclimatiche dei campi agricoli dell’area metropolitana milanese.

Le coltivazioni di cilantro, okra, ampalaya e daikon sono state quelle che hanno portato a delle buone produzioni e che fanno sperare in future coltivazioni redditizie.

L’okra, che già da qualche anno si trova senza troppe difficoltà in alcuni mercati, e il daikon sono stati gli ortaggi esotici più apprezzati e venduti, sia fra cittadini immigrati sia tra cittadini italiani che ne apprezzano il sapore e le proprietà nutrizionali e curative.

Le vendite di cilantro e ampalaya non sono state altrettanto semplici. Il cilantro, o coriandolo,  è molto apprezzato da cittadini di origine africana e indiana, culturalmente abituati a contrattare e ribassare il prezzo del prodotto a scapito dell’agricoltori.

L’ampalaya è richiesta soprattutto dalla clientela asiatica (indiani, pakistani, filippini) ma pochi sono i compratori italiani interessati a quest’ortaggio. L’ampalaya, infatti, pur possedendo notevoli proprietà curative, ha un sapore spiccatamente amaro che la rende poco appetibile. Qualora si decidesse di continuare la coltivazione di questo ortaggio, sarebbe opportuno disporre di opuscoli divulgativi che informino i futuri compratori sulle proprietà nutritive e medicinali di questo ortaggio esotico, e che indichi loro facili ricette che possano eliminare un po’ del gusto amaro che lo caratterizza.

Con la melanzana africana, la quinoa, il camote e i peperoncini (ajì amarillo e rocoto) sono stati riscontrati alcuni problemi.

La melanzana africana è stata attaccata dalla Dorifora (Leptinotarsa decemlineata) in tutte le aziende dove è stata coltivata. Tutte le aziende partecipanti al progetto sono aziende biologiche o che, se ancora non hanno tale certificazione, coltivano la terra seguendo il metodo biologico. In quest’ottica, la lotta agli insetti dannosi alle colture deve essere fatta nel rispetto dell’ambiente. Contro la Dorifora sono state quindi utilizzate solo sostanze ammesse in agricoltura biologica, come piretro e Bacillus thurigensis, che però non hanno avuto effetti positivi. L’attacco da parte di questo coleottero defogliatore ha portato, infatti, ad una scarsa produzione con frutti di piccola taglia nonostante i trattamenti eseguiti.

Per il camote, si è riscontrata una produzione fogliare rigogliosa che non ha permesso alla pianta di produrre tuberi, organi che nelle piante svolgono una funzione di riserva. In questo caso, la mancata produzione si può attribuire ad un errore commesso nelle pratiche colturali, sarebbe stato necessario arrestare lo sviluppo fogliare per permettere alla pianta di accumulare riserve nutritive e quindi formare i tuberi.

La quinoa ha mostrato una crescita stentata e non ha prodotto semi. Le cause di questo insuccesso sono da imputare a carenze nutrizionali del suolo, e molto più probabilmente, ad una scelta varietale sbagliata.

Infine per quanto riguarda ajì amarillo e rocoto, anche in questi casi, come nel caso del camote, i due peperoncini hanno mostrato una notevole produzione fogliare ma è venuta a mancare la fase di allegazione dei fiori. Non c’è stata quindi produzione di frutti.

 

In conclusione, visti i discreti risultati ottenuti con alcuni degli ortaggi esotici e visto il crescente interesse nei loro confronti da parte, non solo dei consumatori africani, asiatici e sud americani, ma anche di quelli italiani, sarebbe interessante poter continuare lo studio di queste piante e della loro adattabilità ai nostri climi.

Qualora si decidesse di proseguire queste coltivazioni, sarà sicuramente indispensabile porre maggior attenzione alle scelte varietali, come nel caso della quinoa, e alle diverse pratiche colturali per quegli ortaggi esotici che hanno mostrato dei problemi nella produzione di quest’anno.

Inoltre, al fine di creare maggiore coesione tra i produttori e di favorire la vendita di questi ortaggi, sarebbe opportuno creare un mercato comune che possa valorizzare al meglio questi ortaggi, oggi ancora poco conosciuti.