mercato_rionaleIl tema dell’agricoltura urbana è di questi tempi molto in voga tra i milanesi, forse perché essi vedono negli orti la realizzazione di un proprio paradiso, quanto mai perduto in un ambiente artificiale e caotico come quello cittadino. A questo proposito, ci fa notare Katerina Stenou – Direttore della Divisione Politiche Culturali e Dialogo Interculturale dell’UNESCO – che in alcune lingue, tra cui l’ebraico e il persiano, si utilizza lo stesso termine per indicare i concetti di orto, giardino, e Paradiso.Madame Stenou ha tenuto uno dei tanti interessanti interventi all’interno della Conferenza Interculturale organizzata nella giornata di ieri, 11 giugno 2014, dal Forum della Città Mondo presso la Sala Conferenze del Palazzo Reale di Milano, come il titolo Coltivare la Cultura dell’Integrazione. A presentare il progetto Nutrire la Città che Cambia sono intervenuti Paola Santeramo, direttore di Cia Mi-Lo-Mb, e Stefano Bocchi, professore dell’Università Statale e responsabile scientifico del progetto. L’iniziativa si è svolta come evento conclusivo del progetto Urban Cooking & Gardening, lanciato dal Comune di Milano per promuovere la cultura degli orti urbani e metterli in rete tra loro e infine favorire lo scambio di ricette e piatti, preparati con i prodotti orticoli ottenuti, per favorire il dialogo e la reciproca conoscenza tra i partecipanti, sia italiani che migranti.
Bisogna dire che per Milano l’integrazione è una vera e propria vocazione. Fin dalle sue origini è stata laboratorio di sempre nuove diversità in tutte le sue molteplici declinazioni. Basti considerare il suo magnifico Duomo, simbolo e icona con cui è riconosciuta in tutto il mondo, che, come fa notare il prof. Bocchi, con le sue oltre tremila statue è una rappresentazione non solo del Paradiso, ma anche della molteplicità e della coralità delle voci che si incontrano e si mischiano in questa grande piazza.
Per quanto riguarda la produzione del cibo, caposaldo della conferenza, Milano si presenta come una culla dell’Agro-Biodiversità. Sorge a cavallo della linea delle risorgive, un ambiente di transizione ricco d’acqua che alimenta uno dei sistemi agro-alimentari più variegati, complessi e dinamici, dove le novità provenienti dall’esterno hanno attraversato un processo di integrazione, che si è evoluto in una reale inclusione. Il prof. Bocchi cita così i primi cereali giunti dalla Mezzaluna Fertile, la tecnica delle rotazioni introdotta dai Romani, l’innovazione delle marcite che fa del Milanese un territorio all’avanguardia, l’arrivo di nuove specie dalle Americhe – lo scambio Colombiano – e l’introduzione del riso, la diversificazione tra le classi sociali e tra gli stili alimentari, la modernizzazione dell’agricoltura nel Secondo Dopoguerra, e per finire, l’afflusso di culture e colture migranti che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
Di quest’ultimo passaggio si interessa il progetto Nutrire la Città che Cambia, presentato alla Conferenza da Paola Santeramo. Il direttore della sede locale di CIA – Confederazione Italiana Agricoltori – riflette sulla propria esperienza personale di migrante a sua volta, trasferitasi a Milano negli anni ’70, constatando quanto sia fondamentale per chi sceglie di vivere in un’altra terra il poter conservare la propria cultura, anche alimentare, e quindi poter godere del diritto di consumare prodotti freschi adatti alle rispettive esigenze.
Il progetto Nutrire la Città che Cambia è un modo con cui interpretare il tema di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, e prende atto che il Pianeta sta cambiando, e per essere sostentato ha bisogno di nuova Energia. La trasformazione demografica in atto è evidente e non può essere ignorata, ad oggi un lombardo su nove è di origini straniere. La domanda di prodotti esotici freschi, gli Ortaggi Migranti, è in crescita ed è priva di un’adeguata offerta.
Che cosa sarebbe oggi il Made in Italy se in passato colture provenienti da altri continenti non fossero state non solo integrate, ma incluse nel nostro sistema agro-alimentare? Come ha sottolineato infine nel suo intervento Guido Milani, direttore generale del Fondo Provinciale Milanese della Cooperazione Internazionale, bisognerebbe smettere di utilizzare il termine “integrazione”, che non permette di superare il distacco tra chi arriva e chi accoglie, e cominciare invece a dire “inclusione”, per meglio descrivere l’unione di diversità a cui nella città di Milano per tradizione si tende.