OkraSiamo giunti quasi alla fine di questa terza annualità di Nutrire la città che cambia. Gli ortaggi esotici sono stati raccolti e alcune aziende sono riuscite a venderli direttamente ai consumatori nei loro punti vendita. I ragazzi di Cascina Fraschina hanno venduto ampalaya, okra, daikon e foglie di camote nel loro spaccio di Abbiategrasso (Mi) e quest’estate con un banchetto proprio sulla strada davanti al loro negozio sono riusciti a pubblicizzare bene queste nuove colture.

Da Corbari Bio a Cernusco sul Naviglio (Mi), gli ortaggi esotici coltivati, okra, cilantro e in particolar modo il kangkong, sono stati venduti ai clienti abituali e non proprio nel punto vendita all’interno dell’azienda. Francesco di Villa Licia a Bernareggio (Mb), purtroppo, ha avuto più problemi: ha fatto fatica a vendere il cilantro anche con la promozione di due mazzetti a un euro e ha sofferto la mancanza di un mercato comune tra le aziende per la promozione di questi nuovi ortaggi, soprattutto ai consumatori italiani.

Al Murnee a Busto Garolfo (Mi), Luigi e tutta la sua ciurma hanno coltivato, quindi raccolto, le esotiche a scopo didattico per mostrare colture diverse ai bambini che ogni estate affollano il loro agriturismo. Per La Natura in casa, l’azienda agricola di Roberto Anni a Ripalta Cremasca (Cr), la Cooperativa sociale I Germogli e per l’agriturismo la Forestina a Cisliano (Mi), le piccole produzioni invece non hanno permesso la vendita.

Nonostante la difficoltà nella commercializzazione gli ortaggi esotici, molte aziende si sono mostrate interessate a proseguirne la coltivazione. Tra i più gettonati, ovvero quelli che si sono adattati meglio alle nostre terre e ai nostri climi, ricordiamo l’amapalaya, l’okra e il kangkong. Tutt’altra faccenda per la quinoa. Purtroppo né la varietà Real né la varietà Titicaca hanno trovato nell’azienda Podere Monticelli, che si trova a Villanova sul Sillaro (Lo) il clima ideale per arrivare alla fase di maturazione. Sono nate piccole piantine, molto basse rispetto alla quinoa del Perù e dell’Ecuador che possono raggiungere i due metri di altezza, e nessuna ha prodotto semi.