brexit e agroalimentareLa Cia – Agricoltori Italiani afferma che la vittoria della Brexit porterà alla rinegoziazione della politica commerciale comunitaria e parla delle relazioni UK-IT nel report su Brexit e Agroalimentare.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrebbe due conseguenze immediate sui rapporti tra i due soggetti: l’innalzamento delle barriere tariffarie all’entrata e una possibile svalutazione della Sterlina, effetto che, da un lato, renderebbe i prodotti britannici più competitivi, dall’altro, aumenterebbe il prezzo delle merci importate, spingendo in alto l’inflazione.

Il Regno Unito è il terzo mercato di sbocco europeo, dopo Germania e Francia. Di conseguenza, se Brexit avesse effetti prolungati sull’economia europea, a soffrirne sarebbero prima di tutto le aziende esportatrici, comprese quelle italiane. In quest’ottica, l’Ufficio Studi della Cia ha pubblicato un report sulla relazione tra Brexit e Agroalimentare: una lettura delle relazioni commerciali tra Regno Unito e Italia nel 2015, con un particolare focus sul settore agroalimentare e sulle esportazioni “Made in Italy”.

Dal report emerge che nel 2015 l’Italia ha importato dal Regno Unito prodotti agroalimentari per un valore di 701 milioni di euro, mentre le esportazioni hanno superato i 3,2 miliardi. Ciò si è tradotto in un surplus commerciale a favore del Bel Paese pari a 2,5 miliardi di euro. Tre quinti delle esportazioni (1,9 miliardi di euro), hanno riguardato i prodotti alimentari, che nel 2015 hanno rappresentato la principale voce dell’export agroalimentare nazionale verso il mercato britannico. Di questi tre quinti, il 30% delle esportazioni ha riguardato la produzione orticola, mentre il 19% i prodotti frutticoli.

L’esportazione di bevande ha inciso sul totale vendite estere agroalimentari per il 29%, a fronte di un valore venduto di quasi 940 milioni di euro. L’80% di tale valore è attribuibile alle spedizioni di vini Made in Italy.

Dal report su Brexit e Agroalimentare dell’Ufficio Studi Cia emerge, quindi, che l’esito del Referendum britannico avrà un peso rilevante non solo per l’economia del Regno Unito ma anche per quella europea e nazionale.